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MENSILE REGISTRATO AL TRIBUNALE DI TORINO N° 6 DEL 25.02.2014 - DIRETTORE RESPONSABILE DONATO D'AURIA

Degustando

Grandi Langhe 2019. La nostra redazione era presente.

01 febbraio 2019

206 le cantine presenti al Palazzo Mostre e Congressi ‘G. Morra’, circa 2000 gli ingressi di professionisti registrati, 21 i sommelier under 35 provenienti da dieci nazioni, 150 gli influencer internazionali e i giornalisti, 6 i seminari di approfondimento apprezzati anche dal pubblico internazionale. Questi sono i numeri che rendono memorabile questa quarta edizione di Grandi Langhe (Alba, 28-29 gennaio 2019), la manifestazione dedicata alle nuove annate di Barolo (2015), Barbaresco (2016), Roero (2016) e agli altri vini Doc del territorio.

Per la nostra redazione era la prima partecipazione ed erano presenti il direttore Donato D’Auria e il sottoscritto. Entrambi ci siamo cimentati in assaggi e alternati nel seguire i momenti formativi proposti. Abbiamo approfittato dei momenti di pausa per intervistare gli organizzatori. A seguire le due interviste.

Un gongolante Matteo Ascheri, Presidente del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani ha dichiarato: “Siamo molto soddisfatti dell’edizione appena conclusa di Grandi Langhe. Ci sono state molte novità, prima fra tutte l’anticipo al mese di gennaio che oggi posso dire essersi rivelata decisione assolutamente indovinata. Per questa quarta edizione abbiamo infatti voluto posizionarci come prima anteprima dell’anno, rischiando sicuramente gli inconvenienti meteorologici del periodo, ma andando anche incontro alle esigenze e alle agende dei professionisti cui questo evento è rivolto. Dati alla mano possiamo certamente dire che le novità introdotte in questo Grandi Langhe abbiano portato ottimi risultati, ma noi stiamo già pensando al futuro: in particolare ai prossimi eventi del 2019 ­– dichiarato dalla Regione Piemonte anno del Dolcetto ­– e naturalmente alla prossima edizione di Grandi Langhe”.

Entusiasta anche Andrea Ferrero, Direttore del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani: “Questa edizione di Grandi Langhe è stata un successo e la forte affluenza registrata ci conferma che siamo sulla strada giusta. Abbiamo lavorato in sinergia con il Consorzio Turistico Langhe Monferrato Roero per offrire un’edizione all’insegna delle novità e di alto livello qualitativo con l’obiettivo di perfezionarci sempre più e affermarci come appuntamento imperdibile per il mondo del vino nazionale e internazionale”.

Prima di chiudere diamo qualche indicazione generale sulle annate degustate, anche se ogni singola zona e, ancor più, sottozona andrebbe valutata nel suo specifico pedoclima.

Annata 2016 (Barbaresco e Roero)

Il Nebbiolo è uno dei varietali dal ciclo vegetativo più lungo (uno dei primi a germogliare e uno degli ultimi ad essere raccolti) e nel 2016 questo ciclo è stato ancor più dilatato in termini temporali. Gennaio e la prima parte di febbraio sono stati miti con scarse precipitazioni, mentre verso la fine di febbraio e per tutto marzo le temperature si sono abbassate e sono arrivante le piogge che hanno fornito una buona riserva idrica al terreno in previsione della stagione più calda. Il freddo primaverile ha ritardato la ripresa vegetativa. Abbassamento delle temperature che ha rappresentato un vantaggio, date le copiose piogge in primavera che avrebbero potuto creare non pochi problemi in termini patologie della vite. Un ritardo prettamente fenologico che ha accompagnato la pianta fino alla fine dell’estate. Le pochissime le grandinate e un settembre molto agevole hanno permesso una vendemmia sana e di notevole qualità, con un equilibrio sempre più raro fra maturazione fenolica e tecnologica. Sicuramente una delle migliori annate del nuovo millennio e a dimostrarlo vi è l’alta qualità media degli assaggi fatti durante la prima sessione di questa anteprima.

Annata 2015 (Barolo)

A differenza della 2016, nella 2015 la concomitanza delle abbondanti nevicate invernali e di una primavera anticipata molto mite ha portato ad un anticipo del ciclo vegetativo, con un germogliamento anticipato di qualche settimana. Un vantaggio sui tempi “classici” che si protrae per tutta l’annata. Importanti le piogge di maggio ed inizio giugno, che si arrestano, poi, nel finale di giugno e in tutto il mese di luglio. Importante, però, la media delle temperature estive, al di sopra della media, con picchi ben oltre i 30°C (in alcune zone si sono raggiungi i 40°C). A fare la differenza, oltre alla singola condizione pedoclimatica e all’altitudine dei vigneti, è stato l’approccio agronomico del vignaiolo/produttore nella gestione della parete fogliare, specie in zone con esposizioni sud e sud-ovest nelle quali il rischio di scottatura era notevole. Con un’oculata gestione della vegetazione e della produzione la maggior parte dei produttori degli areali di Langhe e Roero (eccetto chi ha subito grandinate a macchia di leopardo) è riuscita a portare in cantina (con leggero anticipo) uve sane e mature, con un buon equilibrio fenologico-tecnologico. In generale il livello qualitativo dei Barolo e dei Roero Riserva assaggiati è alto, con una maggior prontezza tannica e notevole piacevolezza. Per quanto mi riguarda, ho apprezzato in modo particolare i vini capaci di unire all’indubbia struttura e alla suadenza dei tannini uno slancio fresco-acido non facile da riscontrare in questa annata, con una conseguente agilità di beva che non lede, bensì implementa il potenziale di longevità. Determinante per i Roero Riserva il garbo nell’utilizzo del legno, mentre per quanto concerne i Barolo sono state l’eleganza e la finezza di alcuni cru ad evidenziare quanto i cambiamenti climatici stiano lentamente ridisegnando da un lato e confermando dall’altro i confini vocazionali in Langa.

Annata 2014 (Barbaresco Riserva)

Una delle annate più bistrattate prematuramente del nuovo millennio. Nonostante la una difficile interpretazione di un andamento climatico che ha imposto una gestione agronomica complessa e accorta rispetto al controllo e al contenimento di peronospora e oidio. Nonostante sia considerata un’annata fresca e piovosa, le temperature considerate positive per lo sviluppo vegetativo della vita si sono distribuiti in modo omogeneo durante tutta la stagione, dall’inverno alla vendemmia. La variabilità delle singole zone e sottozone è stata enfatizzata in questa annata, mettendo in risalto sia le condizioni pedoclimatiche più favorevoli che la sensibilità del vignaiolo/produttore nel comprendere in vigna prima (sfogliando e diradando quanto e dove necessario) e in cantina poi (con un’oculata gestione delle macerazioni e degli affinamenti in legno) un’uva sana, specie nell’areale del Barbaresco, dove le precipitazioni sono state fino a tre volte meno ingenti del resto del Piemonte. Un’annata indubbiamente complessa che, proprio per questo, gode di maggiori picchi capaci di mettere in evidenza il garbo del singolo produttore nell’interpretare i propri vigneti. Molti dei vini assaggiati risultano fini ed eleganti al naso e freschi, dinamici e profondi al sorso. Una di quelle annate che vorrei ritrovarmi in cantina tra 5/10 anni.

Annata 2013 (Barolo Riserva)

Un’annata classica come non se vedevano da tempo, con una vendemmia spinta fino a fine ottobre e, in alcuni casi, ad inizio novembre. La primavera è arrivata tardi e il caldo ha stentato a farsi sentire. Un maggio molto piovoso ha creato non pochi problemi nella gestione dei vigneti Eppure, un avvio di estate molto positivo ha recuperato parte del gap vegetativo accumulato in primavera, ma resta un’annata dal ciclo molto dilatato. E’ proprio in questo frangente che un vitigno tardivo come il Nebbiolo può fare la differenza, andando ad usufruire di un settembre-ottobre ottimi per raggiungere un equilibrio in termini di maturazione fenolica e tecnologica. Le buone escursioni termiche nella “volata” pre-vendemmia hanno aiutato una maturazione lenta e ottimale anche dei precursori aromatici. Un’annata in cui i mosti degni di divenire Riserva hanno mostrato carattere e un ottimo bilanciamento fra forza e slancio. Una delle annate che, specie in alcuni cru e per alcuni produttori (più tradizionali), ricordano di più i “Barolo old style”. Malico

(Foto: Franco Giaccone)