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MENSILE REGISTRATO AL TRIBUNALE DI TORINO N° 6 DEL 25.02.2014 - DIRETTORE RESPONSABILE DONATO D'AURIA

Agroalimentare

E’ nata la Pac dell’Unione Europea 2014-2020

27 luglio 2013

E’ nata la Pac dell’Unione Europea 2014-2020

Dopo due anni di negoziati, 16 ore finali di trattative diurne e notturne, e più di 8mila emendamenti è stato preso l’accordo sulla nuova Politica agricola comunitaria.

Presente ai negoziati il ministro delle Politiche Agricole, Nunzia Di Girolamo. L’Italia ha portato a casa 48 miliardi di euro da applicarsi nel 2014 – 2020, ma i primi effetti concreti della nuova Pac dovrebbe vedersi per il 2015. Le misure più importanti alle aziende guidati dai giovani. Una riforma più verde, più equa e flessibile, che dichiara guerra agli scandali degli agricoltori fantasma, a fenomeni di economia irregolare e sommersa e ridefinisce gli strumenti relativi alla tracciabilità, etichettatura e pubblicità di prodotti alimentari e dei mangimi.

La Pac, pur con qualche interessante novità, delude chi ha a cuore l’ambiente e l’agricoltura sostenibile di piccola scala ed in prospettiva futura, su che cosa è comune e su che cosa non lo è. La riforma delude, perché non è orientata alla qualità del cibo e al ritorno alla terra delle nuove generazioni, la cura dell’ambiente e dei territori, perdendo un’occasione storica. Intorno a questa Pac, c’è stato molto dibattito, partecipazione della società civile e delle associazioni, dove hanno fatto sentire le loro istanze verso il Parlamento europeo, che non ci ha sentito verso il paesaggio, la qualità dei suoli e la salute, sono stati demandati a decisioni degli Stati membri, che devono decidere pure le questioni sul supporto ai piccoli agricoltori, le risorse destinati allo sviluppo rurale cioè a pratiche ecologiche, sociali e produttive all’avanguardia. Il lavoro per la Pac non è finito, ora i cittadini devono fare pressione sui loro Governi; quindi una “de-europeizzazione”. L’altro argomento importante: la differenza tra “agroindustria contro piccola agricoltura”, l’obbligo per tutte le aziende a destinare una percentuale del 5% dei terreni al mantenimento di aree con funzione ecologica. Il sistema monoculturale e non sostenibile delle grandi aziende, contro una piccola azienda che producono il cibo sano e buono in cura del territorio. Praticamente il grosso della torta continua ad andare ai grossi: il 20% delle aziende prendeva l’80% dei sussidi.

La nuova Pac non risolve la questione Europa contro Paesi in via di sviluppo: restano i sussidi nei confronti dei piccoli agricoltori in Asia e in Africa, con prezzi artificiosamente bassi. Di positivo c’è lo snellimento burocratico e l’aumento di risorse per i giovani agricoltori.

Questa nuova Pac ha generato una Politica Agricola Comune che ha poco di comune, non ha imposto un indirizzo alto e nobile, severo nell’interesse pubblici e in tema di cibo e agricoltura. I piccoli agricoltori lotteranno da soli e i giovani avranno difficoltà a tornare alla terra contro l’agroindustria, che continuerà a dominare; lo sviluppo di nuovi paradigmi sociali, economici, culturali, agricoli e alimentari, sarà lasciato ai cittadini e contadini europei dotati di tanta buona volontà. Donato D’Auria