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MENSILE REGISTRATO AL TRIBUNALE DI TORINO N° 6 DEL 25.02.2014 - DIRETTORE RESPONSABILE DONATO D'AURIA

Paesaggio

L’Italia lotta contro le contraffazioni Agroalimentari e la tutela del paesaggio

22 dicembre 2012

L’Italia lotta contro le contraffazioni Agroalimentari e la tutela del paesaggio

L’Italia, a livello internazionale, è uno dei paesi che possiede il più ricco e variegato patrimonio agroalimentare, con produzioni tipiche nazionali di eccellenza, la cui ricchezza e varietà rappresentano un punto di forza economico e di qualità alimentare. Oggi i consumatori sono sempre più attenti agli aspetti nutrizionali, in termini di apporto calorico, di genuinità e di unicità dei prodotti e dei sapori che contraddistinguono la cosiddetta “dieta mediterranea”.

L’enogastronomia italiana è quindi un tratto distintivo dello stile italiano e rappresenta uno dei fattori di successo e di identificazione del Made in Italy. Il settore agroalimentare italiano, in ambito comunitario, contribuisce per il 13% alla produzione agricola totale dell’Europa. La quota italiana sul commercio mondiale si attesta ad una cifra superiore al 3,5% ed i prodotti tipici valgono circa 24 miliardi di euro sulla bilancia dei pagamenti del nostro Paese.

I prodotti certificati costituiscono un importante patrimonio alimentare ed economico della Nazione, che deve essere tutelato a difesa dei consumatori e della qualità dei prodotti, dei produttori e della legalità del mercato. Nel 2009 la legge 23 luglio n. 99 “disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”, con l’articolo 15 (tutela penale dei diritti di proprietà industriali) ha introdotto, tra l’altro il reato di contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine protetta dei prodotti agroalimentari. Con questa legge si sviluppa un elevato valore alle produzioni agroalimentari di pregio e dal danno causato al sistema economico nazionale e ai consumatori. Donato D’Auria

Dalle Agropiraterie bisogna difendersi così:

  1. leggere attentamente le etichette: ovvero controllare la denominazione di vendita, il luogo di produzione, in particolare per prodotti che riportano la lista degli ingredienti, verificare la data di scadenza ed attenersi alle indicazioni relative al consumo entro la data riportata sulla confezione.
  2. prestare attenzione alla provenienza del cibo. Occorre ricordarsi sempre che le indicazioni dei luoghi geografici in etichetta sono consentite solo se siano di fronte ad una Denominazione di Origine Protetta (DOP) o ad una Indicazione Geografica Protetta (IGP). La differenza fra una DOP e una IGP sta nel fatto che per un prodotto DOP tutta la filiera produttiva a partire dalla materia prima avviene in una determinata zona geografica a differenza della IGP. Ad esempio la mortadella di Bologna IGP può essere prodotta solo in Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia, Veneto, Provincia di Trento, Toscana, Marche e Lazio, ma non c’è alcuna regola sulla provenienza delle carni. Stessa cosa per la bresaola della Valtellina (IGP).
  3. conoscere le regole e il processo di produzione dell’alimento. Per esempio, i prodotti lattiero caseari non DOP e IGP non hanno alcuna regola prestabilita sulla tipologia di latte da utilizzare. La mozzarella può essere prodotta anche non utilizzando il latte, basta “riavviare” la cagliata (latte coagulato) congelata o refrigerata, in acqua calda, aggiungere sale e, se necessario, acido citrico, filare l’impasto e infine raffreddare e confezionare. Il sistema è veloce, non si usa il latte e i costi di produzione oscillano da 3,0 a 4,0 Euro/kg, che raddoppiano nel listino al dettaglio. La normativa vigente non obbliga le aziende a riportare sulle etichette l’indicazione di origine delle materie prime e nemmeno l’obbligo di precisare l’impiego di cagliate. Sull’etichetta dovrebbero essere indicati infatti i seguenti ingredienti: “cagliata, acqua, sale, seguiti dagli additivi: acido citrico, lattiero e, se presente, sorbato di potassio”. Tuttavia, poiché la legge non obbliga ad indicare il termine “cagliata”, raramente questa parola compare tra le diciture in etichetta. Il prodotto non ha il sapore tipico di fresco, il colore può tendere maggiormente al giallo la struttura è meno “succosa” e, se si usa cagliata conservata da molto tempo, la mozzarella ha più il sapore del formaggio che non di latte fresco. In Italia è vietato ricostruire il latte ed utilizzarlo per la produzione di formaggi negli altri paesi UE no. In alcuni casi i formaggi a pasta filata usati nelle pizzerie hanno tutte la forma di parallelepipedo e sono utilizzate da molti pizzaioli perché contengono meno acqua. Quelle “finte” sono ottenute con cagliate refrigerate o congelate, miscelate con proteine del latte in polvere e in qualche casa con formaggio fuso e costano meno per via degli ingredienti meno pregiati. Per evitare problemi legati sulle etichette non compare la parola mozzarella, ma solo nomi di fantasia come “pizzetto”, “pizzottello”, “pizza fast”, “pronto pizza”.
  4. fare attenzione al rapporto qualità/prezzo. Un prodotto biologico e/o DOP costa di più perchè prima di andare in commercio viene analizzato ed costi sono a carico del produttore: un olio extravergine acquistato al prezzo di tre euro vale tre euro. Un litro di vino acquistato al prezzo di un euro vale un euro.
  5. non farsi ingannare dai claims in etichetta. Il burro light non esiste, così come l’olio vegetale leggero, flagrante e robusto. L’olio a bassa acidità non ha alcun significato dal punto di vista organolettico in quanto l’acidità di un olio non è percepibile dai nostri sensi.
  6. conoscere le differenze all’interno della stessa categoria merceologica. Ad esempio fra vino da tavola e vino DOC e/o fra olio di oliva e olio extravergine di oliva.
  7. il termine “Made in Italy” nel settore alimentare non significa che la materia prima è italiana.
  8. evocare una indicazione geografica quando il prodotto non proviene dalla zona dichiarata in etichetta, quando non è un comportamento illecito perché il marchio è registrato, è quantomeno ingannevole: Trasimeno, Santa Sabina, sono marchi ingannevoli.

bisogna sempre segnalare le anomalie riscontrate agli organi di controllo.